sabato 21 novembre 2015

La costituzione di società tra professionisti per l’esercizio di professioni (S.T.P.) (Contributo inviato dall'Avv. Francesco Andrea Murgia)




L’attuale disciplina in materia di società tra professionisti (STP) è contenuta nell'art. 10 delle legge
183/2011 e nel regolamento di attuazione emanato con il Decreto del Ministero della Giustizia n.34 dell'8 febbraio 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 6 aprile 2013.
La nuova normativa è entrata in vigore il 22 aprile 2013.
La riforma ha eliminato lo storico divieto di costituire società per l’esercizio di professioni protette (legge 23 novembre 1939, n. 1815, ora abrogata), che era stato a suo tempo introdotto per garantire un collegamento diretto tra la figura del professionista, obbligatoriamente iscritto agli ordini professionali, e l'esecuzione della prestazione. Si trattava, quindi, di una garanzia per il cliente, che entrava in rapporto esclusivamente con una determinata persona fisica, iscritta in un albo professionale in seguito a un rigoroso controllo della sua preparazione.Quest’ultima, da un lato consentiva l'esercizio associato delle professioni ricorrendo alla figura dello “studio professionale associato” ma, dall’altro lato, vietava di “costituire, esercitare o dirigere, sotto qualsiasi forma diversa da quella di cui al precedente articolo, società, istituti, uffici, agenzie od enti, i quali abbiano lo scopo di dare, anche gratuitamente, ai propri consociati od ai terzi, prestazioni di assistenza o consulenza in materia tecnica, legale, commerciale, amministrativa, contabile o tributaria“.
La nuova normativa consente invece di costituire società per l'esercizio di attività professionaliregolamentate in un sistema ordinistico secondo i modelli disciplinati dai titoli V e VI del libro V del
codice civile.
Una prima apertura nel divieto di esercizio dell'attività professionale in forma societaria era stata proposta, già da alcuni anni, dalla legge (art. 90 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163), di costituire società per l’esercizio dell’attività di ingegneria, e in particolare per l’esecuzione di studi di fattibilità, studi di impatto ambientale, nella forma di “società di ingegneria” (società di capitali o società cooperative a cui possono partecipare anche soggetti non professionisti, senza alcun limite specifico) oppure di “società di professionisti” (società di persone o di società cooperative, costituite esclusivamente tra professionisti iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali). La deroga al divieto era stata giustificata con l'opportunità di consentire forme organizzate per l’esercizio dell'attività di progettazione di grandi opere pubbliche.
Norme specifiche erano state dettate anche per le società tra farmacisti (art. 7 della legge 8 novembre 1991 n. 362) e per le società tra avvocati (decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96).
Altri esempi, anche se controversi, di società professionali si sono visti nell’ambito delle professioni
mediche, nelle quali, sempre più spesso, è necessario utilizzare attrezzature tecnologicamente avanzate, che richiedono grossi investimenti.
Non possono invece costituire una STP, i cittadini italiani la cui attività professionale non èorganizzata in albi, ordini, collegi (es. amministratori di condominio). Per costoro la materia èdisciplinata nella legge n. 4 del 14 gennaio 2013 che consente di esercitare la professione in formalibera e in piena autonomia.

L’esercizio della professione in forma societaria
In seguito all'abrogazione del divieto previsto dall’art. 2 della legge 23 novembre 1939, n. 1815,oggi è espressamente consentito costituire società tra professionisti, aventi per oggetto l'esercizio di professioni regolamentate in ordini professionali.
Tre le attività professionali regolamentate in ordini professionali, le cosiddette “professioni protette”, rientrano, per esempio, quella di dottore commercialista ed esperto contabile, le professioni tecniche (geometra, ingegnere,) le professioni sanitarie (veterinario, farmacista, infermiera professionale, levatrice) e la professione di psicologo.
Ricordiamo invece che la costituzione di società per la professione di avvocato è ancora regolata dalla normativa precedente, in attesa dell’approvazione di una disciplina specifica (in forza della delega conferita al governo con l’art. 5 della legge 31 dicembre 2012, n. 247), mentre non possibile costituire società per l’esercizio dell’attività notarile, connessa alla funzione di pubblico ufficiale.
E’ escluso dall’ambito di applicazione della società tra professionisti l’esercizio delle professioni “non protette”, cioè di quelle professioni non organizzate in ordini e collegi (esercitate ai sensi dell’art. 1, secondo comma, della legge 14 gennaio 2013, n. 4). Queste attività possono essere esercitate sia attraverso un contratto d’opera intellettuale, sia nell’ambito di un’attività imprenditoriale, in forma individuale o societaria, e anche prima della sua abrogazione non ricadevano nel divieto di costituire società per l’esercizio di attività professionali di cui all’art. 2 della legge 23 novembre 1939, n. 1815, che riguardava esclusivamente le professioni organizzate in ordini e collegi.
Le “società tra professionisti”, dunque, non possono avere per oggetto l’esercizio di attività professionali non organizzate in ordini e collegi, e gli esercenti una professione “non protetta” non possono partecipare a una “società tra professionisti” quale soci professionisti. La collaborazione tra soggetti che esercitano una professione “protetta” e soggetti che esercitano una professione “non protetta” non può avvenire neppure nella forma di associazione professionale (studio associato), essendo espressamente vietata la costituzione di un’associazione “mista” (art. 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1815).
La denominazione sociale (o la ragione sociale), in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di “società tra professionisti”. Tale indicazione si aggiunge a quella previste per il tipo sociale prescelto (per esempio s.n.c., s.r.l., etc.). Nel caso della s.n.c. o della s.a.s., dunque, la regione sociale deve sempre contenere anche il nome di almeno uno dei soci illimitatamente responsabili.
Non è necessario indicare nella ragione sociale le attività professionali svolte dalla società. Nelle società costituite per l’esercizio di più attività professionali, comunque, è consentito utilizzare l’espressione “multiprofessionale”.


Il tipo di società
Nonostante l'emanazione del regolamento di attuazione sono ancora molti i dubbi interpretativi checaratterizzano questa prima fase di attuazione della nuova disciplina delle STP, tra i quali l'applicabilità della disciplina relativa alle procedure concorsuali o la compatibilità tra la  responsabilità limitata del socio di società di capitali e la responsabilità illimitata del professionista.
Tra le molte questioni ancora aperte vi è anche la problematica attinente alla qualificazione ai finifiscali dell'utile prodotto dalla STP e ai conseguenti profili previdenziali, nonché non risulta ancora
chiaro l'iter procedurale di iscrizione nei relativi registri della STP.
La STP può essere costituita secondo uno dei seguenti tipi societari:
1. società semplice;
2. società in nome collettivo;
3. società in accomandita semplice;
4. società per azioni;
5. società in accomandita per azioni;
6. società a responsabilità limitata;
7. società cooperativa.
L'elemento di novità introdotto dal legislatore consiste nella possibilità di costituire STP secondotipi societari anche di natura capitalistica. Ciò potrebbe apparentemente sembrare in contrasto conil principio per cui la prestazione professionale si basa sull'intuituspersonae. Invero tale principio èstato più volte recuperato nella legge n. 183 del 2011 e nel decreto n. 34 del 2013. Infatti nell'ottica dellatrasparenza e della libera concorrenza i professionisti devono informare il cliente, con un attoscritto, di tutti gli aspetti che riguardano lo svolgimento dell’incarico, dandogli la possibilità discegliere il professionista cui affidare il lavoro e mettendolo al corrente dell’eventuale presenza diconflitti di interesse. L’assistito deve inoltre essere informato su eventuali sostituzioni delprofessionista che svolge l’incarico, sulla presenza di ausiliari e sull’elenco dei soci con finalità diinvestimento.
Le società tra professionisti possono dunque essere costituite nella forma di società di persone (società semplici, società in nome collettivo, società in accomandita semplice), società di capitali (società a responsabilità limitata, società per azioni, società in accomandita per azioni) oppure società cooperative. Le società cooperative di professionisti sono costituite da un numero di soci non inferiore a tre, coerentemente con quanto previsto dal codice civile, che ammette le societàcooperative con tre soli soci, se sono tutti persone fisiche (art. 2521 del codice civile).La scelta di comprendere la società semplice tra le forme societarie ammesse appare coerente con la natura economica, ma non commerciale, dell’attività professionale. Le società tra professionisti possono essere costituite anche nella forma di s.r.l. con capitale compreso inferiore a 10.000 euro (dunque anche di 1 euro), mentre non è possibile utilizzare la forma della s.r.l. semplificata, dato che lo statuto standard previsto per questa forma societaria non è compatibile con le indicazioni richieste per la società tra professionisti.
Il tipo sociale può essere scelto liberamente dai soci, tenendo presenti le conseguenze sul regime di responsabilità personale per le obbligazioni sociali, l’ammontare richiesto per il capitale sociale e le diverse regole sul funzionamento della società. Tra le obbligazioni sociali assume, ovviamente, una rilevanza preminente la responsabilità per le prestazioni professionali rese dalla società ai clienti.

I requisiti per costituire una società tra professionisti sono i seguenti:

a) l'esercizio in via esclusiva dell'attività professionale da parte dei soci. L'oggetto sociale deve
quindi essere limitato alle sole attività professionali regolamentate e deve essere svolto dai sociche risultano iscritti nei relativi albi, collegi, ordini.

b) l'ammissione in qualità di soci dei soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche indifferenti sezioni, nonché dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, purché in possessodel titolo di studio abilitante. E' possibile anche la partecipazione di soggetti non professionistisoltanto per prestazioni tecniche, o per finalità di investimento. La “prestazione tecnica” non potràessere dedotta nell'oggetto sociale neppure su di un piano secondario, pena, altrimenti, lacreazione di un modello misto imprenditoriale – professionale in contrasto con l’esclusività sancitadal comma 4 dell'art. 10 della l. 183/2011;

c) il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deveessere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci. Ilvenir meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento della società e il consigliodell'ordine o collegio professionale presso il quale è iscritta la società procede alla cancellazionedella stessa dall'albo, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei sociprofessionisti nel termine perentorio di sei mesi;

d) l'individuazione dei criteri e delle modalità affinché l'esecuzione dell'incarico professionaleconferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l'esercizio dellaprestazione professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia compiutadall'utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamentecomunicato per iscritto all'utente;

e) la stipulazione di polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dallaresponsabilità civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti nell'eserciziodell'attività professionale;

f) la denominazione sociale contenente l'indicazione di società tra professionisti;

g) le società cooperative devono essere costituite da un numero di soci non inferiore a tre.

Va osservato che la partecipazione dei soci capitalisti o dei soci che rendono prestazionitecniche a più società tra professionisti pone tali soggetti in una condizione che consente loro dipoter astrattamente influire sulla gestione sociale e considerato che i soci non professionistipotrebbero anche rivestire la carica di amministratori (tenuto conto del silenzio del legislatore) siverrebbe a creare una situazione di conflitto di interessi. In prima battuta pertanto, visto che laratio della limitazione normativa va individuata nell'esigenza di tutelare l'indipendenza el'autonomia del socio professionista, si ritiene che il divieto si estenda anche ai soci nonprofessionisti.
Il decreto di attuazione n. 34/2013 individua due tipologie societarie di STP:
- le «società tra professionisti» o «società professionale» costituite secondo i modellisocietari regolati dai Titoli V e VI del Libro V del Codice civile aventi ad oggetto l'esercizio di una opiù attività professionali per le quali sia prevista l'iscrizione in appositi albi o elenchi regolamentati.
- le «società multidisciplinare» come società tra professionisti costituite per l'esercizio di più attività professionali.
Le STP devono essere iscritte in una sezione speciale del Registro delle imprese.
Il consiglio dell'ordine/collegio professionale provvede all'iscrizione nella sezione speciale dell'albo odel registro solo dopo aver verificato il rispetto delle disposizioni normative (art. 9 comma 3) con
particolare riferimento anche alle situazioni di incompatibilità di cui all'art. 6 del citato decreto cheprevede:“L'incompatibilità di cui all'articolo 10, comma 6, della legge 12 novembre 2011, n. 183, sullapartecipazione del socio a più' società' professionali si determina anche nel caso dellasocietà multidisciplinare e si applica per tutta la durata della iscrizione della società all'ordine diappartenenza.
Il socio per finalità d'investimento può far parte di una società professionale solo quando:
a) sia in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l'iscrizione all'albo professionale cui la società è iscritta ai sensi dell'articolo 8 del presente regolamento;
b) non abbia riportato condanne definitive per una pena pari o superiore a due anni direclusione per la commissione di un reato non colposo e salvo che non sia intervenutariabilitazione;
c) non sia stato cancellato da un albo professionale per motivi disciplinari.
Costituisce requisito di onorabilità ai sensi del co. 3 la mancata applicazione, anche in primogrado, di misure di prevenzione personali o reali.
Le incompatibilità previste dai commi 3 e 4 si applicano anche ai legali rappresentanti e agli amministratori delle società, le quali rivestono la qualità di socio per finalità d'investimento di una società professionale.
Il mancato rilievo o la mancata rimozione di una situazione di incompatibilità, desumibile anchedalle risultanze dell'iscrizione all'albo o al registro tenuto presso l'ordine o il collegioprofessionale secondo le disposizioni del capo IV, integrano illecito disciplinare per la società traprofessionisti e per il singolo professionista.”
In pratica la procedura di iscrizione osserverà il seguente iter:
1. la STP si iscrive come società inattiva al registro delle imprese nella sezione ordinariasecondo il tipo sociale prescelto e nella sezione speciale del registro delle imprese di cuiall'art. 16 comma 2 del dlgs 96/2001 quale “società tra professionisti”.
Ciò risulta confermato dalle seguenti argomentazioni:
▪ la natura non abilitativa della pubblicità nella sezione speciale delregistro delle imprese: l'art. 7 del decreto n. 34/2013 prevede chel'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese ha valore
di mera certificazione anagrafica e di pubblicità notizia.
▪ l'annotazione nella sezione speciale del registro delle imprese qualeadempimento successivo all'iscrizione nella sezione speciale delregistro tenuto dall'Ordine/Collegio/Albo (comma 4 dell'art. 9 decreton. 34/2013). Il legislatore, coerentemente con quanto previstodall'art. 7 del citato decreto, una volta ottenuta l'iscrizione nellasezione speciale del registro tenuto dall'Ordine/Collegio/Albo, si èlimitato a prevedere la semplice annotazione di tale evento nelregistro delle imprese – sezione speciale;
▪ la simmetria con la disciplina prevista dal Dlgs 96/2001 che prevedel'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese qualeadempimento preventivo all'iscrizione nella sezione speciale dell'albotenuto presso l'Ordine degli avvocati;
2. la STP si iscrive nell'albo tenuto dall'Ordine/Collegio/Albo di appartenenza.
Se la società svolge attività appartenenti a più professioni protette (c.d. ‘societàmultidisciplinare') deve iscriversi presso l'albo o il registro dell'Ordine/Collegio/Alboprofessionale relativo all'attività individuata come prevalente nello statuto o nell'attocostitutivo. Si ritiene che qualora non venga dichiarata un'attività prevalente, la societàdebba iscriversi in tutti gli albi e registri ordinistici previsti per le attività esercitate . Ladomanda di iscrizione è rivolta al consiglio dell'Ordine/Collegio/Albo nella cui circoscrizioneè posta la sede legale della STP;
3. la STP, tramite il legale rappresentante, richiede l'annotazione nella sezione del registrodelle imprese dell'avvenuta iscrizione nella sezione dell'albo o del registro tenutodall'Ordine/Collegio professionale, nonché comunica, entro 30 giorni, l'inizio dell'attivitàeconomica. L'attività può essere esercitata solo dopo l'iscrizione nella sezione specialedell'Ordine.

Le STP uni-personali

La costituzione di STP nella forma di società uni-personali ha costituito oggetto di dibattito nell’ambito di tutti gli Ordini professionali.
Questo tema è stato altresì materia di uno specifico quesito inoltrato dal Consiglio di questo Ordine al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili il quale con parere PO 158/2013 del 22 luglio scorso ha confermato gli argomenti di dubbio scaturenti dalla normativa.
In particolare, il Consiglio Nazionale ha sottolineato come da un lato il legislatore abbia contemplato la possibilità di costituire STP secondo i modelli societari previsti dal titolo V del Codice Civile, nei quali sono anche previste le s.r.l. e s.p.a. unipersonali; dall’altro disponga l’esercizio dell’attività professionale esclusivamente da parte dei soci ed abbia imposto che la denominazione sociale contenga l’indicazione di società tra professionisti con un chiaro riferimento all’esercizio in forma associata della società.
Si ritiene che la uni personalità non possa costituire motivo di rifiuto dell’iscrizione della STP.
A sostegno di questa interpretazione il fatto che il legislatore nell’indicare le tipologie di società che possono assumere le caratteristiche di “società tra professionisti” non abbia dato vita ad un genere societario nuovo ed autonomo, ma si sia limitato ad integrare in alcuni aspetti quanto previsto per i modelli societari tipici come regolamentati dal libro V del Codice Civile, non inserendo alcuna specifica limitazione riguardo al numero di soci se non per le STP costituite nella forma di società cooperative.
L’art. 10 della L. 183/2011 richiama, infatti, tutti i modelli societari disciplinati dal titolo V del Codice Civile, titoli V e VI, senza ulteriori specifiche.
Da ciò pare legittimo far discendere che a questo raggruppamento debbano applicarsi tutte le regole previste dalla disciplina legale del modello prescelto.

Esecuzione dell’incarico
L'incarico professionale conferito alla società può essere eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l'esercizio della prestazione professionale richiesta. Il socio professionista che deveeseguire la prestazione è scelto dal cliente, e in mancanza di scelta deve essere preventivamentecomunicato per iscritto al cliente dalla società.Nell'esecuzione dell'incarico ricevuto, il socio professionista può avvalersi, sotto la propriadirezione e responsabilità, della collaborazione di ausiliari e, solo in relazione a particolari attività, caratterizzate da sopravvenute esigenze non prevedibili, può avvalersi di sostituti. In ogni caso i nominativi dei sostituti e degli ausiliari sono comunicati al cliente per iscritto. Il cliente può comunicare per iscritto il proprio dissenso, entro tre giorni dalla comunicazione ricevuta.I professionisti soci sono tenuti all'osservanza del codice deontologico del proprioordine, e lasocietà è soggetta al regime disciplinare dell'ordine al quale è iscritta.
Il socio professionista può opporre agli altri soci il segreto concernente le attività professionali a lui affidate.
La società professionale, al momento del primo contatto con il cliente, gli deve fornire le seguenti informazioni, anche tramite il socio professionista (art. 4 del decreto del Ministero della Giustizia8 febbraio 2013, n. 34):
a) sul diritto del cliente di chiedere che l'esecuzione dell'incarico conferito alla società sia affidata ad uno o più professionisti da lui scelti (al fine di consentire la scelta, la società deve consegnare al cliente l'elenco scritto dei singoli soci professionisti, con l'indicazione dei titoli o delle qualifiche professionali di ciascuno di essi);
b) sulla possibilità che l'incarico professionale conferito alla società sia eseguito da ciascun socio in
possesso dei requisiti per l'esercizio dell'attività professionale;
c) sulla esistenza di situazioni di conflitto d'interesse tra cliente e società, che siano anche determinate dalla presenza di soci con finalità d'investimento (per consentire al cliente di valutare eventuali situazioni di conflitto di interesse, la società deve consegnare al cliente anche l'elenco scritto dei soci con finalità d'investimento).
La prova dell'adempimento degli obblighi di informazione e il nominativo del professionista o dei professionisti eventualmente indicati dal cliente devono risultare da atto scritto.

Il regime fiscaleprevisto per le S.T.P.

La Commissione Finanze della Camera ha chiesto al Governo, con il parere reso il 7 agosto 2014 sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di semplificazioni fiscali, di sopprimere l’art. 11, relativo al regime fiscale delle società tra professionisti, perché l’applicazione della disciplina delle associazioni tra professionisti renderebbe “estremamente difficile” la possibilità di adottare tali società.
Nell’art. 11 dello schema di decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali è stabilito che alle società (STP) costituite ai sensi dell’art. 10, legge n. 183/2011, si applica - indipendentemente dalla forma giuridica – ilregime fiscale previsto, ai fini dell’IRPEF e dell’IRAP, per le associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni di cui all’art. 5, comma 3, lettera c), TUIR.
Lo scopo principale dell’intervento normativo è essenzialmente quello di salvaguardare l’obbligo di versamento dei contributi alle casse di previdenza delle categorie professionali di appartenenza.
In assenza di tale intervento il reddito di tali società dovrebbe essere, infatti, qualificato d’impresa, come affermato dall’Agenzia delle Entrate in sede di risposta ad un interpello.
L’inquadramento del reddito delle società tra professionisti nell’ambito del reddito d’impresa ovvero di quello dilavoro autonomo comporta rilevanti effetti ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP nonché sulle valutazioni di convenienza in merito alla scelta di adottare una determinata forma societaria per lo svolgimento dell’arte o professione.
Innanzitutto nell’ambito del reddito d’impresa si applica, quale criterio di imputazione temporale, il principio dicompetenza anziché quello di cassa tipico del reddito di lavoro autonomo, con la conseguenza di dover versare le imposte anche con riferimento ai compensi non ancora percepiti.
È, inoltre, diversa la disciplina dei rapporti tra la fiscalità dei soci e quella della società a seconda che venga costituita una società di persone o una società di capitali che eserciti l’opzione di cui agli articoli 115 e 116 TUIR (con l’applicazione del principio di trasparenza) o una società di capitali “non trasparente”, che dovrebbe assoggettare il proprio reddito all’IRES, mentre per i soci c’è un parziale assoggettamento all’IRPEF dei dividendi.
Infine i clienti che rivestono la qualifica di sostituti d’imposta devono assoggettare a ritenuta i compensi corrisposti ai titolari di reddito di lavoro autonomo ma non quelli destinati a confluire nell’ambito del reddito d’impresa.
L’intervento normativo proposto dal Governo pone, pertanto, alcune questioni, riguardanti, in particolare:
- il regime da applicare alle società già costituite,
- la disciplina dell’attribuzione delle ritenute d’acconto e, soprattutto,
- il “doppio binario” che si viene a creare, in particolare per le società di capitali, rispetto alla normativa civilistica e contabile.
A quest’ultima problematica è stato fatto riferimento nella premessa del parere della Commissione Finanze, nella quale è stato evidenziato che la norma in esame “rischia […] di non costituire una semplificazione per le STP in forma di società di capitale e società cooperative, le quali dovranno tenere una duplice contabilità e redigere un doppio bilancio: uno civilistico, basato sul principio di competenza economica, e uno fiscale, ispirato al criterio di cassa”.
Le società tra professionisti costituite sotto forma di società commerciali di persone e di società di capitali restano, infatti, obbligate, ai fini civilistici, a redigere il bilancio e alla tenuta delle scritture contabili previste per le imprese, applicando il criterio di competenza e non quello di cassa.
Ai fini contabili il chiarimento sulla natura del reddito prodotto dalle società in esame provocherebbe, quindi, una notevole complicazione, costringendo, di fatto, le stesse alla tenuta di una “doppia” contabilità.
La Commissione Finanze ha, pertanto, espresso parere favorevole allo schema di decreto ma a condizione, tra l’altro, che “sia soppresso l’articolo 11 […] relativo al regime fiscale delle società tra professionisti, in quanto l’applicazione, a prescindere dalla forma giuridica, della disciplina fiscale delle associazioni senza personalità giuridica costituite per l’esercizio associato di arti o professioni, di cui all’articolo 5 del TUIR, renderebbe estremamente difficile la possibilità di adottare la società tra professionisti, soprattutto nella versione di società di capitali e cooperativa, considerato che applicare allo stesso soggetto regole fiscali (principio di cassa) difformi e antitetiche rispetto a quelle contabili (principio di competenza), disciplinate peraltro da direttive europee, provocherebbe la proliferazione di adempimenti tra loro scarsamente conciliabili, e determinerebbe oneri e complicazioni tali da rendere non economicamente conveniente, né concretamente attuabile, l’impiego di tali forme societarie per lo svolgimento delle attività”.
Il parere non è vincolante ma se il Governo non volesse adeguarsi dovrebbe trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni, motivando la scelta adottata. Lo stralcio non impedirebbe, comunque, di affrontare la problematica in sede di attuazione della delega fiscale in materia di revisione dell’imposizione sui redditi di impresa e di lavoro autonomo, che appare, peraltro, senz’altro più idonea.
Il ricorso ad un ulteriore intervento normativo non si ritiene, però, necessario, in quanto la problematica relativa all’esigenza di salvaguardare l’obbligo di versamento dei contributi alle casse di previdenza delle categorie professionali risulta, di fatto, già risolta e la richiesta formulata nel parere della Commissione appare, pertanto, condivisibile.
Si ricorda, infatti, che i Ministeri vigilanti hanno recentemente approvato le delibere assunte dalle Casse dei Dottori Commercialisti, dei Ragionieri e dei Consulenti del Lavoro finalizzate a chiarire gli obblighi contributivi dei soci professionisti delle STP.
Tali Casse hanno, di comune accordo, stabilito che ciascun socio è assoggettato alle regole previdenziali della propria Cassa di riferimento in virtù dell’iscrizione all’Ordine professionale e deve versare la contribuzione soggettiva sul reddito attribuitogli in ragione della quota di partecipazione agli utili. La contribuzione integrativa, invece, versata sulla quota di volume di affari a lui spettante, riproporzionando quella eventualmente riferita ai soci non professionisti.