martedì 12 maggio 2015

ATTO DI CITAZIONE (concernente la vicenda degli specializzandi medici iscritti a scuole di specializzazione nel periodo intercorrente tra l’anno accademico 1991/1992 e 2005/2006)



              TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO
Atto di citazione

Per: il Dott. ________, nato ad ________ (________) il ________, (Codice Fiscale n. ________), e residente a ________ (________), in Via ________n. ________, rappresentato e difeso unitamente e disgiuntamente fra loro dagli Avv.ti ________ (Codice Fiscale n. ________) ed ________ (Codice Fiscale n. ________) che intendono ricevere comunicazioni alla pec: ________ ed al fax: ________), ed elettivamente domiciliato in ________ alla Via ________ n. ________, giusta delega stesa in calce del presente atto;

(attore)

contro:

Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero della Salute, in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, tutti elett.te dom.ti presso l'Avvocatura Generale dello Stato, che li rappresenta e difende ex lege in Roma Via dei Portoghesi n. 12;

(convenuti)

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Con il presente atto si instaura il giudizio civile volto ad ottenere la condanna dello Stato Italiano (in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri) al risarcimento del danno derivante da mancato, tardivo e/o incompleto adempimento dell’obbligazione dello Stato medesimo di recepimento delle direttive comunitarie in materia di adeguata remunerazione in favore del Dott. ________. La materia si inquadra nella vicenda degli specializzandi medici iscritti a scuole di specializzazione nel periodo intercorrente tra l’anno accademico 1991/1992 e 2005/2006

PREMESSO

Il Dott. ________ Luigi, laureato ed abilitato in Medicina e Chirurgia, ha conseguito il titolo di specializzazione in ________, presso l’Università degli Studi di Milano anche detta “Statale”, in data ________, frequentando il relativo corso di specializzazione negli anni accademici dal 2001 al 2006.

Nel corso del periodo di specializzazione sopra specificato, il Dott. ________ ha frequentato con impegno e diligenza il corso in Radiodiagnostica per l’intera durata legale di cinque anni e, per tale periodo, non ha percepito il trattamento economico e normativo previsto dal d.lgs. n. 368 del 1999 e successivi DDPCM, così come reso esecutivo per effetto della legge n. 266 del 2005.

Più nello specifico, ha continuato a percepire la borsa di studio nella misura prevista dal d.lgs. n. 257/1991 nel periodo di formazione anteriore all’a.a. 2006/2007.

Si è venuta quindi a determinare un’illegittima disparità di trattamento con i medici che successivamente all’a.a. 2006/2007, in forza del rapporto di formazione specialistica reso esecutivo dalla legge n. 266 del 2005 hanno ricevuto una retribuzione maggiore, pur a fronte dell’adempimento dei medesimi obblighi lavorativi e formativi previsti dal d.lgs. n. 368 del 1999.

In particolare, in seguito al mancato recepimento delle direttive comunitarie 93/16/CEE, i medici che hanno frequentato un corso di specializzazione prima del 2006 hanno ingiustamente percepito una borsa di studio di appena 11.000,00 Euro annui lordi, senza alcun diritto a maternità e malattie, con il divieto di svolgere ogni altro lavoro.

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Diritto

1) La normativa comunitaria in tema di riconoscimento dei titoli di studio e di adeguata remunerazione

Al fine di un corretto inquadramento dei fatti di causa si ritiene opportuno un breve excursus del quadro normativo di riferimento.

Il riconoscimento dei titoli di studio è un tema che si collega alla libera circolazione delle persone, intese come lavoratori autonomi che svolgono una libera professione, ed alla libertà di circolazione dei servizi, che si inquadra in un disegno comunitario finalizzato all’unificazione politica, oltre che economica, della Comunità Europea necessario per rendere effettivo il processo di integrazione Europea.

L’attuazione pratica del diritto di stabilimento e della libera prestazione dei servizi è stata lenta e graduale, stante un atteggiamento “protezionistico” degli Stati e degli stessi ordini professionali nei confronti dei propri cittadini, nonché una certa sfiducia negli ordinamenti didattici degli altri Paesi.

Proprio le oggettive difficoltà legate alla disarmonia delle diverse legislazioni nazionali, hanno costretto le Istituzioni comunitarie ad utilizzare lo strumento di direttive a carattere generale, nel tentativo di realizzare una sorta di mutuo riconoscimento dei diplomi ottenuti in ambito Europeo.

In tale contesto si inquadrano la direttiva del Consiglio 16 giugno 1975, 75/362 CEE, conosciuta come “direttiva riconoscimento” , concernente il reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli di medico e comportante misure destinate ad agevolare l’esercizio effettivo del diritto di stabilimento e di libera prestazione di servizi e la direttiva 75/363/CEE, indicata come “direttiva di coordinamento” tesa, appunto, al coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative attinenti all’attività di medico – chirurgo nel territorio comunitario.

Le direttive richiamate sono state successivamente modificate dalla direttiva 82/76/CEE, la quale indicava agli Stati membri il termine ultimo del 31.12.1982 per adottare tutte le misure necessarie per conformarsi alla stessa.

Tale direttiva, per quanto a noi interessa, ha stabilito che la formazione che permette il conseguimento del diploma, del certificato o di altro titolo di medico specialista deve rispondere ad una serie di condizioni ivi espressamente elencate, precisando che le attività formativa descritta deve formare oggetto di una adeguata remunerazione (art. 13 Allegato alla Direttiva 82/76).

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2) La trasposizione tardiva delle direttive Europee nell’ordinamento italiano

Orbene, le direttive 75/362 e 75/363 dette “riconoscimento” e “coordinamento”, sono state recepite nel nostro ordinamento con legge 22 maggio 1987, n. 217.

Alla direttiva 82/76/CEE, invece, è stata data attuazione, anche se solo parziale e molto tardivamente, con D.lgs 8 agosto 1991, n. 257, ben oltre il 31 dicembre 1982, termine prescritto dalla normativa comunitaria per la sua attuazione.

Per completare il quadro normativo delineato è necessario evidenziare che alle direttive suddette ha fatto seguito la direttiva del Consiglio del 5 aprile 1993, 93/16 , intesa ad agevolare la libera circolazione dei medici e il reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli. Con quest’ultima direttiva sono state codificate e riunito in un testo unico, per motivi di razionalità e per maggiore chiarezza, le disposizioni delle direttive suddette.

Anche nella direttiva 93/16 CEE è stata ribadita la necessità di una remunerazione adeguata per la formazione sia a tempo pieno che a tempo ridotto dei medici specializzandi.

A tale direttiva è stata data attuazione con l’emanazione del D.lgs. 17 agosto 1999, n. 368.

L’attuazione della direttiva n. 82/76 – avvenuta in modo assolutamente non rispondente rispetto alle previsioni comunitarie citate – peraltro, è avvenuta solo a seguito

della sentenza di condanna del 7 luglio 1987, causa 49/86, Commissione/Italia con la quale la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato che la Repubblica italiana, non avendo adottato nel termine prescritto le disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva 82/76, era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato CEE.

E’ stato emanato quindi il decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257, che nel determinare i diritti e gli obblighi dei medici che seguono una formazione specialistica, ha previsto una borsa di studio in loro favore, in ossequio a quanto stabilito a livello Europeo.

In particolare, l’art. 4 del decreto legislativo citato rubricato “diritti e doveri degli specializzandi” sancisce, al comma 1, che: “la formazione del medico specialista a tempo pieno  implica la partecipazione alla totalità delle attività mediche del servizio di cui fanno parte le strutture nelle quali essa si effettua, ivi comprese le guardie mediche e l’attività operatoria per le discipline chirurgiche, nonché la graduale assunzione di compiti assistenziali in modo che lo specializzando dedichi alla formazione teorica e pratica tutta la sua attività professionale per l’intero anno”.

Il successivo art. 6 ha istituito una borsa di studio in loro favore, stabilendo, al comma 1, che: “agli ammessi alle scuole di specializzazione …, è corrisposta, per tutta la durata del corso, ad esclusione dei periodi di sospensione della formazione specialistica, una borsa di studio determinata per l’anno 1991 in lire 21.500.000”.

Tale importo viene annualmente, a partire dal 1 gennaio 1992, incrementato del tasso programmato d’inflazione ed è rideterminato, ogni triennio, con decreto del ministro della sanità, di concerto con i ministri dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica e del tesoro, in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione relativa al personale medico dipendente del servizio sanitario nazionale.

Tuttavia l’importo della borsa di studio di originari Euro 11.103,82 è stato aumentato solo una volta a Euro 11.598,33 ed è poi rimasto invariato in quanto è intervenuto il quinto comma dell’art. 7 del d.l. 19 settembre 1992, n. 384 che ha sancito che “tutte le indennità, compensi gratifiche ed emolumenti di qualsiasi genere …. per disposizioni di legge o atto amministrativo previsto dalla legge …. o che siano comunque rivalutabili in relazione alla variazione del costo della vita, sono corrisposti per l’anno 1993 nella stessa misura dell’anno 1992” il cui disposto è stato via via prorogato nel tempo.

Un considerevole aumento della remunerazione degli specializzandi è stato poi previsto dal d.lgs. 17 agosto 1999 n. 368 anche se le sue disposizioni sono rimaste per lungo tempo lettera morta in quanto non è stato emanato il previsto decreto di attuazione del Presidente del Consiglio dei ministri.

Di conseguenza ai medici specializzandi ha continuato ad essere corrisposta la borsa di studio prevista dall’art. 6 del decreto legislativo n. 257/91 e senza rivalutazione in quanto il secondo comma dell’art. 46 del d. lgs. 17 agosto 1999, n. 368 prevede che “le disposizioni di cui agli articoli dal 37 al 42 si applicano dall’entrata in vigore del provvedimento di cui al comma 1; fino alla data di entrata in vigore del predetto provvedimento si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257”.

Solo con il comma 300 dell’art. 1, l. 23 dicembre 2005 n. 266 è stata data definitiva sistemazione al trattamento economico degli specializzandi stabilendosi comunque che fino all’anno accademico 2005-2006 si continuino ad applicare le disposizioni di cui al decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257.

Da ultimo, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 marzo 2007 si è stabilito che, a decorrere dall’anno accademico 2006-2007, il trattamento economico relativo al contratto di formazione specialistica dei medici è costituito da una parte fissa lorda eguale per tutte le specializzazioni e per tutta la durata del corso e da una parte variabile lorda.

La parte fissa annua lorda è determinata in Euro 22.700,00 per ciascun anno di formazione specialistica.

La parte variabile annua lorda, calcolata in modo che non ecceda il 15% di quella fissa, è determinata in Euro 2.300,00 per ciascuno dei primi due anni di formazione specialistica, mentre per ciascuno dei successivi anni di formazione specialistica la stessa è determinata in Euro 3.300,00 annui lordi.

Oggi dunque è previsto un compenso da Euro 25.000,00 a 26.000,00 annui contro la precedente "borsa" rimasta fissa negli anni di Euro 11.598,33, cui vanno aggiunti anche gli oneri previdenziali a carico delle aziende sanitarie ed i premi per la polizza per la responsabilità civile prima pagati direttamente dagli specializzandi ad ulteriore decurtazione della borsa di studio.

Il doveroso excursus normativo fin qui tracciato consente di porre i seguenti punti fermi.

A decorrere dall'anno accademico 2006-2007, i medici specializzandi sono inquadrati con un contratto di formazione specialistica e percepiscono dalle Università una retribuzione, vera e propria, di circa 25.000,00 Euro per ogni anno di corso, nonché il pagamento di tutti gli oneri contributivi ai fini previdenziali e la copertura assicurativa dei rischi professionali e degli infortuni.

Tali diritti, tuttavia, erano stati già riconosciuti sin dal 1999 con il Decreto Legislativo 17 agosto 1999 n. 368, la cui attuazione, però, è rimasta sospesa sino al 2006.

Lo Stato italiano quindi, ha mancato di adempiere, sino all’anno accademico 2006/2007, agli obblighi che derivavano dalla Direttiva 93/16 CEE, così come definiti proprio dal D.Lgs. n. 368 del 1999, in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi e certificati ed altri titoli.

E’ chiaro ed evidente, quindi, il danno patito da quei medici che, come il Dott. ________, hanno frequentato il loro corso di specializzazione prima del 2006.

Questi, infatti, hanno ingiustamente percepito solamente una borsa di studio di appena 11.000,00 Euro annui lordi, senza alcun diritto a ferie, pensione, maternità e malattie, con il divieto di svolgere ogni altro lavoro e senza precise garanzie sulla qualità della formazione specialistica.

Di conseguenza, a questi medici, va riconosciuto il risarcimento del danno per ritardata attuazione delle Direttive CEE, oltre la rideterminazione triennale della borsa di studio.

A tal proposito va richiamato l’insegnamento del Supremo Collegio secondo il quale “il diritto al risarcimento dei danni per omessa o tardiva trasposizione da parte del legislatore italiano nel termine prescritto dalle direttive comunitarie (nella specie n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, non auto esecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi) va ricondotto allo schema della responsabilità contrattuale per inadempimento dell’obbligazione “ex lege” dello Stato, di natura indennitaria” (Corte di Cassazione Sentenza n.23358 dell’11.11.2011).

Ed ancora, secondo l’ulteriore orientamento della giurisprudenza di legittimità: “nel caso di direttiva comunitaria sufficientemente specifica nell’attribuire diritti ai singoli, ma non auto esecutiva (nella specie n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, non auto esecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi), l’inadempimento statuale alla sua attuazione integra gli estremi della condotta idonea a generare, in modo permanente, un obbligo di risarcimento danni a favore dei soggetti che successivamente si vengano a trovare in condizioni di fatto tali che, se la direttiva fosse stata adempiuta, avrebbero acquistato i diritti da essa riconosciuti, con la conseguenza che la prescrizione decennale del relativo diritto risarcitorio non decorre, perché l’inadempimento statuale perpetua l’obbligo risarcitorio “de diem in diem”.

Nel caso di specie, è pacifico nonché documentalmente provato che il Dott. ________, negli anni in cui ha frequentato la scuola di specializzazione in radiodiagnostica (dal 2001 al 2006 come risulta dal relativo diploma rilasciato dall’Università degli Studi di Milano) non ha percepito quell’adeguata remunerazione prevista dalla normativa comunitaria.

Quest’ultima, infatti, è stata recepita tardivamente dallo stato italiano, e solo dal 2007 in poi è stato definito il trattamento economico relativo al contratto di formazione specialistica dei medici composto da una parte fissa (Euro 22.700,00 lordi annuali) ed una parte variabile (Euro 2.300,00 lordi annuali per i primi due anni ed Euro 3.300,00 lordi annuali per i successivi anni).

 Di conseguenza all’attore va riconosciuto un risarcimento pari alla misura differenziale tra quanto hanno percepito e quanto sarebbe loro spettato (Euro 14.000,00 per anno di specializzazione).

Come ribadito dalla recente sentenza n. 1628/14 della Corte di Appello di Roma, ai medici che hanno effettuato la scuola di specializzazione nel periodo 1994-2006, va riconosciuto il diritto al risarcimento del danno per ritardata attuazione della Direttiva Europea 93/16.

Il menzionato orientamento della Corte d’Appello capitolina ha quantificato il danno nella differenza tra il trattamento concretamente percepito, incrementato della rideterminazione triennale, e quello riconosciuto, soltanto dal 2007, in base ai D.P.C.M. 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007 (pari ad Euro 25.000,00 circa annui), condannando così il Miur a corrispondere circa 14.000,00 Euro più interessi, per ogni anno di specializzazione.

Tra l’altro, nella stessa sentenza viene disposto che il termine di prescrizione decorre a partire dall’emanazione dei decreti attuativi del 2007 e non dal D.lgs. 3678/1999: ciò significando che il diritto non è prescritto fino al 2017.

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Tutto ciò premesso e considerato il Dott. ________, come in epigrafe rappresentato, difeso e domiciliato,

cita

la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, il Ministero dell'Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro e Delle Politiche Sociali e Ministero della Salute in persona dei relativi Ministri p.t., elett.te dom.ti in Roma, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che li rappresenta e difende ex lege, a comparire innanzi al Tribunale di Milano, nella sua nota sede di Via Freguglia n. 1 - Milano, sezione e giudice designandi, all’udienza del ________, ore di rito, con invito a costituirsi nel termine di venti giorni prima dell’udienza indicata, ai sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166 c.p.c., e con avvertenza che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 c.p.c., affinché, in loro presenza, ovvero in loro declarata contumacia, l’Ill.mo Tribunale adito Voglia accogliere le seguenti

CONCLUSIONI:

“Piaccia all’Ill.mo Tribunale adito accertare e dichiarare la violazione da parte dello Stato Italiano dell’obbligo di adeguatamente remunerare i medici specializzandi e per l’effetto condannare in solido tra loro, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Ministero dell'Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero della Salute in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, elett.te dom.ti presso l'Avvocatura Generale dello Stato, che li rappresenta e difende ex lege in Roma Via dei Portoghesi n. 12 e per esse la Tesoreria Centrale dello Stato, con sede in via XX Settembre, 97 in Roma, al risarcimento dei danni subiti dal Dott. ________ per effetto della mancata attuazione delle direttive de quibus, e consistenti nella mancata erogazione all’attore medesimo delle somme previste a titolo di adeguata remunerazione per l’attività svolta durante il corso di specializzazione, danno da quantificarsi nella somma di Euro 15.000,00 per ciascun anno di corso di specializzazione in Radiodiagnostica presso l’Università degli Studi di Milano “La Statale”, conseguendo il relativo diploma nell’anno accademico 2006 dopo aver seguito il suddetto corso di specializzazione della durata di anni 5 per complessivi Euro 75.000,00 oltre interessi e rivalutazione monetaria, o nella somma maggiore o minore che sarà ritenuta Equa e di Giustizia.

Con espressa riserva di meglio precisare le domande e le richieste istruttorie nei successivi termini di legge ex art. 183, comma 6, c.p.c.

Con vittoria di spese, competenze e onorari di giudizio da rifondersi in favore dei sottoscritti avvocati che si dichiarano distrattari.

Si allega la documentazione di cui al separato indice.

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Ai sensi di legge si dichiara che il presente procedimento sconta il pagamento del contributo unificato pari ad Euro 759,00”.

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Salvo ogni altro diritto e azione.

Roma/Milano, ________

Avv. ________                                                                                             Avv. ________