mercoledì 10 luglio 2013

RICORSO EX ART. 19 DECRETO LEGISLATIVO N. 546 DEL 1992 (quota associativa del Consiglio Nazionale Forense)



COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI ________
Ricorso ex art 19 Decreto Legislativo n. 546 del 1992
per l’annullamento, previa sospensione, della cartella di pagamento n. ________, proposto da:
L’Avv. ________, nato a ________ il ________ (Codice Fiscale n. V________ - Partita I.V.A. n. ________), rappresentato e difeso da se medesimo ex art. 86 c.p.c., che si dichiara distrattario ed intende ricevere eventuali comunicazioni all’indirizzo PEC ________ o al numero di Fax ________, ed è elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo, sito in Roma alla ________, giusta delega a margine del presente atto;
Premesso che
1.    è stata notificata al ricorrente, su istanza dell’Agente per la riscossione tributi di Roma Equitalia Sud S.p.A., la cartella di pagamento meglio generalizzata in epigrafe, con la quale gli si richiede il pagamento di Euro ________a titolo omesso pagamento per gli anni ________ della quota associativa del Consiglio Nazionale Forense;
2.    la pretesa creditoria vantata dall’Equitalia Sud S.p.A. è totalmente infondata ed illegittima in considerazione dei seguenti motivi in
DIRITTO
L’istante è Avvocato iscritto all’Albo degli Avvocati del Foro di ________ (doc. n. 2). Egli non è iscritto all’Albo Speciale degli Avvocati abilitati al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione e alle altre giurisdizioni superiori (cd. Cassazionista) ai sensi degli artt. 4 e 33 R.D. 1578/33. Secondo l’Ordinamento Forense, per un Avvocato vi è la possibilità di essere iscritto all’albo Ordinario degli Avvocati tenuto dal locale Consiglio dell’Ordine (art. 14 R.D. 1578/33) e, qualora se ne possiedano i requisiti, di essere contemporaneamente iscritto all’Albo degli Avvocati Cassazionisti, solo se si è al tempo stesso iscritto all’Albo Ordinario degli Avvocati. In tale secondo caso è possibile, decorso un ventennio di iscrizione in entrambi gli albi, chiedere ed ottenere la cancellazione dall’Albo degli Avvocati e restare iscritti al solo Albo degli Avvocati Cassazionisti (art. 33 R.D. 1578/33). L’Albo Speciale degli Avvocati abilitati al patrocinio davanti alla corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori è tenuto dal Consiglio Nazionale Forense.
Tanto doverosamente premesso al fine di inquadrare la differenza tra le due categorie di Avvocati, si deve chiarire che entrambi i Consigli ( il Consiglio dell’Ordine locale e il Consiglio Nazionale Forense) sono facoltizzati dalla legge (art. 7 Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382) a stabilire il contributo annuale.
Per primi: “Il Consiglio può, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’Ordine o Collegio, stabilire una tassa annuale, una tassa per l’iscrizione nel registro dei praticanti e per l’iscrizione nell’albo, nonché una tassa per il rilascio di certificati e dei pareri per la liquidazione degli onorari. Ferma rimanendo l’efficacia delle norme che impongono contributi a favore di enti previdenziali di categoria, nessun pagamento, oltre quelli previsti da questo decreto, può essere imposto o riscosso per l’esercizio della professione a carico degli iscritti all’albo”.
Detta disposizione è assolutamente in linea con l’art. 23 della Carta costituzionale secondo la quale “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge” pur essendo stata promulgata anteriormente alla stesa di quattro anni.
I Consigli Nazionali Forensi, ai sensi dell’art. 14 del Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382, “esercitano le attribuzioni stabilite dagli ordinamenti professionali vigenti ed inoltre danno parere sui progetti di legge e di regolamento che riguardano le rispettive professioni e sulla loro interpretazione, quando ne sono richiesti dal Ministro per la grazia e giustizia. Determinano inoltre la misura del contributo da corrispondersi annualmente dagli iscritti nell’albo per le spese del proprio funzionamento”. Quindi, è lampante che il Consiglio Nazionale Forense ha “giurisdizione” solo sugli Avvocati iscritti all’Albo dal medesimo tenuto.
Pertanto, mentre l’Avvocato cd. Cassazionista è associato a tutti e due gli enti e deve pagare il contributo a tutti e due gli enti (salvo che dopo 20 anni di iscrizione all’albo speciale non chieda l’esclusione da quello ordinario, nel qual caso sarà dispensato dal pagamento al Consiglio dell’Ordine locale), l’Avvocato ordinario è iscritto (recte: associato) solo al Consiglio dell’Ordine cui appartiene e paga solo a questo il contributo associativo.
Questo è il motivo per cui l’avvocato ordinario non deve corrispondere al Consiglio Nazionale Forense il contributo così come l’avvocato che si è cancellato dall’albo ordinario e rimane iscritto solo a quello speciale deve pagare solo il contributo al Consiglio Nazionale Forense.
Sicuramente, il C.N.F. sosterrà che svolge attività in favore di tutta l’avvocatura in quanto preposto alla cura di interessi pubblici, e primariamente dell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione.
L’argomento, però è privo di pregio, come è stato compiutamente manifestato attraverso varie delibere a decorrere dall’anno 2001 dallo stesso Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, che in precedenza riscuoteva dai propri iscritti il contributo in favore del C.N.F.
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La norma di legge sulla quale il Consiglio Nazionale Forense fonda il proprio preteso diritto è costituita dall’art. 14 del D.L.vo n. 382 del 1944 che così recita: “Il Consiglio Nazionale Forense determina inoltre la misura del contributo da corrispondersi annualmente dagli iscritti nell’Albo per le spese del proprio funzionamento”.
Ammesso ma non concesso che la disposizione si riferisca non solo ai contributi cui sono assoggettati gli avvocati abilitati al patrocinio dinanzi le giurisdizioni superiori ma anche ai c.d. non Cassazionisti, va rilevato che esse è divenuta norma in contrasto con la sopravvenuta Carta Costituzionale, la quale all’art. 23 riserva sì alla legge l’imponibilità di prestazioni patrimoniali, ma al contempo – affinché detta riserva sia pienamente efficace – richiede che la legge contenga di per sé tutti gli elementi necessari all’individuazione del tributo (o contributo). In particolare la legge deve necessariamente indicare, tra l’altro, gli importi esigibili o, almeno, gli importi massimi pretendibili ovvero, in ultima analisi, quanto meno i principi per la determinazione oggettiva delle aliquote da applicarsi oppure l’aliquota massima consentita; in altri termini è la legge a dover stabilire tutti gli elementi essenziali affinché non vi sia la possibilità di arbitrii da parte dell’Ente impositore.
In mancanza nella legge di una dettagliata previsione oggettiva sull’importo da versare, occorrerebbe che intervenisse almeno una determinazione negoziale, di tipo assembleare, che approvi in modo preventivo gli elementi di cui sopra. Invece, senza che la legge dica alcunché al riguardo ed in assenza di una regolamentazione condivisa, è il Consiglio Nazionale Forense che, unilateralmente, pretende di imporre agli avvocati non Cassazionisti il pagamento di un contributo anch’esso determinato in modo arbitrario: il che contrasta con il menzionato art. 23 Cost.
Va peraltro sottolineato che “il contributo” di cui parla l’art. 14 del Decreto luogotenenziale del 1944 riguarda esclusivamente coloro i quali sono iscritti nell’Albo tenuto dallo stesso Consiglio Nazionale Forense (l’unico cui fa riferimento la normativa in questione), non anche gli avvocati che, invece, sono solo iscritti all’Albo tenuto dai consigli dell’Ordine territoriali. Sul punto la norma è assolutamente chiara nel parlare solo di “Albo” governato dal Consiglio Nazionale, senza alcun cenno a quelli invece tenuti dai Consigli territoriali.
Codesta On.le Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha ritenuto illegittima la pretesa contribuzione del CNF ai danni degli Avvocati non cassazionisti con la sentenza n. 325/19/2012 depositata in data 8.10.2012. Secondo detta pronuncia, infatti, essendo la prestazione patrimoniale imposta agli Avvocati italiani – iscritti anche all’Albo dei patrocinanti dinanzi alla Corte di Cassazione ed alle Magistrature Superiori, ovvero anche soltanto iscritti nell’Albo degli Avvocati formato e custodito da ogni Consiglio dell’Ordine degli Avvocati territoriale – ricadente nell’area del detto art. 23 Cost. per il suo carattere autoritativo quanto inammissibilmente discrezionale non essendo in alcun modo determinato dalla legge, né determinabile in base a parametri tecnici, né risultando possibile ricavarne indicazioni del costo del servizio che, per quanto attiene a quello svolto dal CNF, è un servizio indivisibile, mentre le spese di funzionamento del detto ente sono in concreto dilatabili e comprimibili con larga discrezionalità, con conseguente discrezionale determinazione del contributo preteso a carico degli avvocati, essendo invece logico e costituzionalmente doveroso che le spese di funzionamento fossero a loro volta, dipendenti dall’ammontare complessivo dei contributi versati, oltretutto in carenza di previsione legale di un controllo assembleare dei contribuenti iscritti all’Albo sui conti consuntivi e sui bilanci preventivi.
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Ciò premesso, l’Avv. ________, come sopra rappresentato, difeso e domiciliato come in epigrafe, previo ogni più opportuno incombente istruttorio
C H I E D E
all’Ill.mo Sig. Presidente, e a Codesta On.le Commissione Tributaria Provinciale adita, ciascuno per quanto di propria competenza, previa sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato, ai sensi dell’art. 47 - D. Lgs. 31 dicembre 1992 - n. 546, in forza del grave e irreparabile danno che provocherebbe la procedura esecutiva “periculum in mora”, in accoglimento delle argomentazioni in punto di diritto, “fumus boni iuris”, di cui in narrativa, voglia compiacersi
In Via Preliminare:
1.            Sospendere l’esecuzione dell’atto impugnato;
2.            accertare e dichiarare nulla, illegittima, invalida ed, in ogni caso, priva di efficacia nei confronti dell’opponente, la cartella di pagamento n. ________ per i motivi espressi in narrativa;
senza rinunziare all’eccezioni che precedono:
1.            nella denegata ipotesi di mancato accoglimento del presente ricorso, la massima riduzione delle sanzioni pecuniarie.
Si fa riserva di produzione di memorie, all’esito del comportamento di controparte, e si allega il fascicolo di parte con la seguente documentazione in fotocopia:
1.      Cartella di pagamento impugnata;
2.      Copia tesserino professionale;
2. Ricevuta spedizione e ritorno della notificazione del presente ricorso.
Con vittoria di spese, spese generali 12,5 %, diritti ed onorari del presente giudizio, da distrarsi a favore del sottoscritto avvocato antistatario.
Si dichiara che la presente controversia è soggetta al versamento di Euro 30,00 a titolo di contributo unificato.
Salvis juribus.
________, il ________
Avv. ________
ISTANZA DI DISCUSSIONE IN PUBBLICA UDIENZA
Si chiede, altresì, ai sensi e per gli effetti dell’art. 33, comma 1, D.Lgs. 31 dicembre 1992 - n. 546, che il ricorso di cui trattasi venga discusso in pubblica udienza.
________, il ________
Avv. ________
Il presente ricorso è redatto in triplice esemplare, il primo originale, viene inviato a mezzo posta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento alla Equitalia Sud S.p.A. - Agente della riscossione per la Provincia di Roma, in persona del Direttore pro tempore, Via Lungotevere Flaminio n. 18, 00196 Roma, il secondo l Consiglio Nazionale Forense, Via del Governo Vecchio n. 3 e la terza copia che la parte dichiara conforme all’originale verrà depositata entro il termine di 30 giorni, presso la Commissione Tributaria Provinciale di Roma.
________, il ________
Avv. ________